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Antigone
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diritti
17 marzo 2011
Sei disabile? Pagati l'educatore se vuoi andare in gita

È difficile descrivere un Consiglio comunale a maggioranza leghista. Non ho mai conosciuto Consigli diversi, ma mi piace pensarli come luoghi in cui si discute, ci si confronta, si ha rispetto per l’istituzione: in una parola, si fa politica.

Il bilancio di questi cinque anni di Consiglio comunale non è affatto positivo. Ne abbiamo viste di tutti i colori: gente che mangia, mezza assemblea fuori a fumare o a chiacchierare, consiglieri che danno le spalle al pubblico (che a stento supera la decina di persone), attacchi personali, sfuriate del Sindaco e un livello incredibilmente basso della discussione. Dopo l’ira e il coinvolgimento dei primi tempi, mancando ogni canale di comunicazione condivisa, si passa allo sbigottimento verso prese di posizione incomprensibili (la mozione contro la moratoria della pena di morte) e poi al senso di impotenza e di frustrazione. Si fanno interventi sporadici, che cadono nel vuoto, non ottengono risposte precise, oppure vengono strumentalmente ribaltati in chiave nazionale, come se la Lega non avesse governato per 8 degli ultimi 10 anni. No, anche stasera apprendiamo che “se ci fosse un vero Governo leghista”, tutto sarebbe meraviglioso, non ci sarebbe più assistenzialismo, la Lombardia sarebbe migliore. Difficile credere a simili fandonie. O si sta al governo e ci si assume le responsabilità di ciò che NON si fa e non si è fatto (e di ciò che si è fatto, come la mattanza nei confronti della Scuola pubblica), oppure si sta all’opposizione. La Lega sta al governo e ci sta così bene da occupare poltrone con grande disinvoltura, come evidenzia anche un articolo apparso sulla “sinistrissima” Famiglia Cristiana. Scopriamo poi sempre stasera che la Lega “sostiene la meritocrazia”: infatti in Consiglio regionale siede il figlio di Bossi, noto per i suoi numerosi meriti, tra cui quello di ignorare dove si collochino nello scenario mondiale il Canada e l’Australia.

Ciò che rende sgomenti, in sedute come queste, è la capacità leghista di dire con disinvoltura cose aberranti senza nemmeno essere provocati. Si approvava questa sera il regolamento per l’accreditamento delle cooperative sociali presso le quali le famiglie dei disabili possono spendere i voucher assegnati dal Comune. Faccio notare che una frase – “il servizio […] è stato apprezzato dagli utenti, che hanno in questo modo avuto la possibilità di rendersi conto dell’investimento economico che l’Amministrazione fa per ogni utente disabile” – contenuta nella relazione è eufemisticamente fuori luogo: non si tratta di un investimento, ma di un diritto sancito dalla Costituzione (questa sconosciuta! Cfr. art. 3). Come mi viene risposto? Tento un sunto il più possibile vicino alla risposta letterale: in primo luogo, questa frase forse poco delicata è necessaria, perché, quando le famiglie vengono con “pretese” (sic) senza rendersi conto dei costi e si sentono rispondere “no”, si offendono o criticano, poiché il “no” non è capito. Certo, viene da dire, i soldi da sprecare in maniera dissennata nelle opere pubbliche per la vostra incapacità ci sono, ma per i disabili “niente sprechi”! Le loro famiglie e la loro pretesa di farli vivere come tutti gli altri bambini! Si scade nell’assistenzialismo: e che cos’è per l’assessora leghista l’assistenzialismo? Lo scopriamo poco dopo, in risposta ad un’altra richiesta: è una situazione di disagio non temporanea, dalla quale non si vuole uscire! Penso: “Perché i disabili non vogliono essere normali?” Subito dopo penso anche: “Se questo è essere normali, li capisco molto bene”. La spiegazione dell’assessora però continua e tenterò nuovamente di parafrasarla: ad esempio, non possono pretendere di fare gite di più giorni, diciamo più di due,  ad esempio una gita di quattro o cinque giorni, senza contribuire alle spese dell’assistente educatore, altrimenti il monte-ore previsto con i voucher viene consumato tutto in questa attività. L’ottica che sta dietro il voucher è quella di una consapevolezza dei costi che il comune sostiene per i disabili. Che si sappia bene quanto ci costano e quanto spendiamo per loro e per le loro pretese! Fondamentalmente, si tratta di sancire la loro inferiorità, dal momento che sono un costo per il comune, che in maniera magnanima mette loro a disposizione qualche briciola con i voucher. Non è nemmeno carità pelosa, ma è peggio: è confondere “il diritto con il favore”.

Sgomenti, chiniamo il capo e ci chiediamo, ancora una volta, come siamo potuti arrivare qui.

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Chiara Drago

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